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Chiese

 

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2003-2004. Associazione Culturale "Lequattroporte" Cirò. Sito realizzato in proprio.

Chiesa di San Cataldo

Nel rione Cannone, a pochi passi da porta Mavilia, sorge la chiesa di San Cataldo la cui datazione è incerta, ma certamente ricca di storia e di ricordi.  Si accede alla chiesa, che è ad una sola navata, mediante una piccola gradinata.  Di fronte al portale c'è l'altare maggiore in marmo policromo sormontato da un baldacchino in legno nel quale è posta la statua di San Cataldo.  Il Santo, nato a Lismore in Irlanda, da Eucho Sambiak e da Aclessa Milar, visse tra il IV e l'inizio del V sec.  Giovanissimo entrò nel monastero della sua città e compì diversi miracoli, tra cui la risurrezione di un morto, perciò fu accusato di magia ed imprigionato.  Venne liberato dal carcere dopo che due angeli apparvero al re; fu quindi nominato vescovo di Lismore.  In seguito all'emigrazione monastica irlandese, si spinse fino a Gerusalemme ma, sulla vita del ritorno, una tempesta fece naufragare la sua imbarcazione vicino Taranto.  In questa città fu accolto festosamente dal popolo e ne divenne vescovo.  Continuando la visita della nostra chiesa, troviamo sulla parete sinistra il quadro di San Luigi e, al centro, un altare con un'antica tela raffigurante la dolce immagine della Madonna del Pozzo con il Bambino sul braccio destro e ai lati, in adorazione, due Santi.  Ai piedi della Madonna c'è un pozzo.  La tela porta in basso due scritte: a sinistra «Canonico Basta», a destra «Gio.  Paladino dipinto 1858».  Sulla parete destra ci sono appesi due quadri: uno raffigurante la morte del Signore, l'altro la Madonna delle Grazie.  In fondo alla parete un grande Crocefisso.  La festa di San Cataldo si celebra il 10 maggio; fino al 1950 era intercomunale, il Santo cioè veniva festeggiato solennemente sia in Cirò che in Cirò Marina in una unica festa. E' interessante leggere nel libro «San Cataldo vescovo» di don Nino Terminelli, parroco di Cirò Marina, la guerra che esplose all'epoca tra le due comunità per il possesso della statua del Santo: «In quell'anno, che era l'ultimo anno di una festa intercomunitaria, finita la prima processione del mattino, la gente era tornata alle sue case per consumare in pace quella grazia di Dio, che in tempo di festa è sempre più abbondante e più ricca.  La statua era stata sistemata in chiesa e alle porte della facciata prospiciente la piazza erano rimasti di guardia, con fucile sulle spalle, ma scarichi, alcuni giovani di Cirò Superiore.  Quando venne il momento opportuno mentre alcuni davano impressione di irruzione nella chiesa dalla porta centrale, in realtà i veri operatori erano penetrati in chiesa da una porta secondaria dalla parte del mare e di là avevano trafugato la statua portandola su una barca, che subito prese il largo allontanandosi in fretta dalla riva.  Quando si diede l'allarme dell'avvenuto trafugamento si vissero momenti di panico, di sgomento, d'incertezza.  Il telefono portò sui suoi fili la notizia a Cirò e tutti gli abitanti organizzarono una spedizione punitiva che per fortuna non oltrepassò il passaggio a livello del treno.  Il paese era in assetto di guerra e poliziotti in borghese dappertutto.  Allo scopo di sbloccare la situazione fu indetta nella sala conciliare del Comune un'adunanza alla quale furono convocati i maggiorenti del paese e tutti coloro che avevano responsabilità nelle organizzazioni, nei partiti, nella vita sociale e politica.  A presiedere l'assemblea era venuto da Catanzaro il maggiore responsabile dell'ordine pubblico in provincia, il questore.  Tutti convennero che bisognava pur uscire da quella situazione così prevalse il buon senso e la statua fu affidata al Vescovo di Cariati che a sua volta la restituì ai Cirotani». Da questo lontano episodio si evince quanta devozione e quanto amore portino al Santo le popolazioni delle due comunità cirotane.