


Chiese
Chiesa di san
Giuseppe
Una chiesetta, di modesta
architettura, ubicata nel rione Valle.
Vi si giunge dal centro attraverso vicoli stretti e tortuosi in
discesa. L'interno è
costituito di due ambienti diseguali, divisi da un grande arco a tutto
sesto. Di fronte al portone
d'entrata, c'è un modesto altare in pietra sovrastato da una nicchia
con la statua di San Luigi. Sul
lato destro, attraverso l'arcata di transito, si entra nell'ambiente
principale in fondo al quale c'è l'altare maggiore, in marmo policromo,
e in una nicchia la statua di San Giuseppe.
Alla parete laterale destra ci sono due quadri, uno raffigurante
la Madonna di Pompei e l'altro il Cuore di Gesù.
Alla parete di sinistra altri due quadri: quello del Cuore di
Maria e quello di San Francesco d'Assisi.
Il soffitto è a capriate. La
datazione dell'edificio, ristrutturato di recente nel 1985, è incerta
per difetto di documenti. E' accertata comunque la sua esistenza agli inizi
dell'Ottocento. Lo storico
di Cirò, narra che suo padre ampliò il recinto della chiesetta nel
1801 per comodità dei fedeli e che vi si celebrava una sontuosa festa
il 19 marzo. Parla inoltre
di uno dei riti che si svolgeva in Cirò nella ricorrenza del Santo: «Nella
festività di San Giuseppe si usa da alcuni per voto il CONVITO.
Cinque debbono essere gli invitati poveri; cioè un vecchio che
rappresenta S. Giuseppe; un altro S. Gioacchino, un giovinetto
rappresenta il Bambino; e due donne, una la Vergine e l'altra S. Anna.
Si servono a mensa dalle persone della famiglia che ha fatto il
voto a piedi scalzi. Il
rito esige di consistere il pranzo in cinque pietanze di legumi diversi,
maccheroni casarecci di tre maniere, pesci, baccalà, broccoli,
asparagi, e fritture diverse. Finito
il banchetto, e licenziandosi i convitati che si titolano i Santi, si dà
ad ognuno un pane fatto apposta con le seguenti simboliche impressioni:
al San Giuseppe il bastone fiorito e l'ascia, al S. Gioacchino la
colomba, al Bambino la Croce, alla Vergine il Giglio, ed a S. Anna la
Stella: i rimasugli della mensa si ripartiscono fra tutti».