


Chiese
Chiesa di Santa
Maria de Plateis
Nel cuore di Cirò si erge la chiesa
madre, dedicata alla Vergine Assunta in cielo, col titolo di S. Maria de
Plateis perchè situata nella piazza maggiore del paese.
Dov'è ora la sua mole imponente sorgeva un tempo più piccola la
prima chiesa di Cirò, costruita dagli abitanti della marina fuggiti
alle incursioni saracene. Nel
corso dei secoli ebbe una storia travagliata, come si legge nel
Pugliese. Nel Trecento una
flotta di Veneziani, sbarcati alla manna, salirono nell'abitato e
saccheggiarono il paese rubando dalla chiesa matrice due incensieri e un
grande crocefisso d'argento. Il
25 dicembre 1631 la chiesa soffrì un'incendio orribile per incuria del
sagrestano che quella sera aveva dimenticato nella sagrestia un tizzone
acceso di cui si era servito per accendere le lampade.
Il fuoco distrusse gli arredi sacri per un valore di 2500 ducati.
Il 13 maggio 1694 i Turchi sbarcarono con un poderoso esercito di
3000 giannizzeri e con molti rinnegati e, dopo essere entrati nel paese,
per la porta di Scezzari, saccheggiarono l'abitato per otto ore.
Dalla chiesa prelevarono i sacri e preziosi arredi: il
tabernacolo, calici, incensieri, croci d'argento e quadri.
La chiesa fu poi talmente danneggiata dai movimenti tellurici del
1824, 1831 e 1832 che si dovettero abbattere le parti crollanti che
costituivano un pericolo per chi vi transitava. 1 lavori dell'attuale
chiesa iniziarono il 12 ottobre 1837, grazie all'intervento del re
Ferdinando Il che, anni prima, transitando per la marina, aveva
accordato alla popolazione implorante la grazia di ricostruire la
chiesa, dando un contributo finanziario cospicuo di 6000 ducati.
Il 9 aprile 1843 fu riaperta al culto con solenne cerimonia.
La struttura della nuova chiesa è completamente diversa
dall'antica. Vi si accede
attraverso un'ampia scalinata ai cui piedi, nel passato, era situata «la
ruota dei proietti», cioè una culla in muratura dove le madri, di
notte, deponevano i figli nati da illegittime unioni.
Ma spesso le creature divenivano pasto orrendo dei cani che ne dilaniavano i corpicini per cui nel 1814 fu incaricata una pia raccoglitrice che riceveva dalle madri i bimbi che venivano poi affidati dal Sindaco a nutrici col mensile di ducati 1,20. Attraverso l'ampio portale si accede all'interno che si presenta a tre navate con transetto sormontato da una grande cupola affiancata a destra e a sinistra da altre due cupolette che formano una croce. La navata centrale è ritmata da una successione di robusti pilastri a sostegno delle arcate. In alto lo stemma di Cirò con la scritta: YPSIKRON-KRIMISA-PATERNUM- POST ET NUNC CIRÒ 1843. Una baluastra con colonnine la separa dal presbiterio al cui centro si eleva l'altare maggiore fin sotto la curva dell'arco. A sinistra dell'altare c'è il seggio priorale con leggio. Dietro l'altare il coro con 16 sedili e da esso si accede a sinistra nella sala dell'antica Congregazione del Santissimo e a destra nella sagrestia. La navata destra presenta tre altari quello di S. Antonio, della Madonna di Pompei e di S. Rita in adorazione ai piedi di Gesù. In fondo alla navata la cappella di S. Francesco di Paola, patrono e protettore di Cirò. Al centro della navata c'è la porta di accesso secondaria che dà su corso Lilio. A destra dell'entrata il fonte battesimale eretto nel 1983 dai nipoti dell'avv. Francesco Vergi affiancato da una statua dell'Immacolata offerta dall'avv. Vergi in memoria della moglie D. Maria Susanna. La navata sinistra presenta due altari: quello della Madonna del Carmine e quello dell'Addolorata con Gesù morto. La statua dell'Addolorata si trovava nell'antica chiesa dei Cappuccini al Cimitero. Sul fondo della navata la stupenda Cappella del Santissimo coperta interamente da marmi pregiati e da mosaici. La cappella, progettata dal prof. Ugo Mazzei, fu costruita nel 1968. L'opera fu finanziata dal sig. Francesco Conci nato a Cirò il 30/10/1910 ed emigrato giovinetto negli Stati Uniti d'America dove trascorse quasi l'intera sua esistenza e si spense il 26/6/1969. Di carattere riservato e schivo ma legato da solidi affetti ai familiari e al suo paese, pervenuto a una fede profonda e viva, esercitò con coerenza le virtù cristiane e volle tenacemente la realizzazione di quest'opera, benedetta dall'Arcivescovo di Crotone mons. Orazio Semeraro. A sinistra dell'ingresso una scala porta sul campanile con in cima l'orologio. Anticamente nel vuoto della scala d'ingresso, all'esterno, venivano seppelliti i trapassati per morte violenta ai quali era vietata la sepoltura all'interno della chiesa. 1 Sacerdoti invece venivano seppelliti nel primo ingresso della porta principale. Tutto il pavimento della chiesa era incavato per le altre sepoltura. Si smise di seppellire i cadaveri nella chiesa soltanto nel 1817 in seguito all'emanazione di un Reale Decreto che ordinava la costruzione dei cimiteri.