


Chiese
Chiesa del Purgatorio
Poco distante dal centro storico, nel rione Valle, sorge l'antica chiesa del Purgatorio edificata nel 1692 ed aperta al culto nel 1700. Don Natale Palmieri, attuale parroco della chiesa matrice, nel 1983 ha operato un generale rifacimento dell'edificio coi proventi delle offerte dei fedeli di Cirò. Per lunghi anni infatti la vecchia struttura era stata abbandonata all'azione corrosiva del tempo, tanto che il tetto era crollato e di conseguenza la chiesa era stata chiusa al culto. Vi si accede mediante una scalinata laterale. Sul portale c'è una antica iscrizione. D 28:GG con sopra raffigurato un teschio. L'iscrizione è di non facile decifrazione. Probabilmente le iniziali GG sarebbero il segno d’abbreviazione del nome dell'ignoto che fece costruire la chiesa. Un ventaglio d’ipotesi si sono avanzate sulla D iniziale seguita dal numero arabo 28 ma molti elementi rimangono ancora da chiarire. Il teschio è il simbolo della morte e quindi allude alle anime dei morti in suffragio dei quali la Congregazione del Purgatorio, che aveva qui sede, raccoglieva le offerte dei devoti. Anticamente ogni domenica e nei giorni festivi, prima dell'alba, vi si celebrava la messa per i contadini che si recavano presto al lavoro nei campi. L'interno, debolmente illuminato, è diviso in due ambienti disuguali. Di fronte all'entrata c'è l'altare maggiore con il quadro della Madonna del Carmine. I marmi dell'altare non sono quelli originari ma provengono dalla Cappella del Santissimo di Santa Maria de Plateis, come pure quelli del grazioso ed elegante sedile a lato dell'altare maggiore. Tre grandi archi a tutto sesto si dipartono da un pilastro centrale su cui sono innestati e dividono la navata centrale da quella laterale e quest'ultima in due ambienti. In fondo alla navata laterale c'è un altare con tre nicchie: in quella centrale c'è la statua dell'Immacolata, a destra quella di S. Pasquale e a sinistra quella di Gesù che prima si trovava nella chiesa di S. Giovanni Battista. Entrando, a sinistra, c'è una porticina che immette in un ambiente angusto, umido e con poca luce che funge da sagrestia sul cui tetto è collocata la cella campanaria.