


Olio
Nell'attivItà agricola cirotana oltre
alla prevalente coltura della vite trovano posto l'olivicoltura e, in
minima parte, l'agrumicoltura che copre, con la sua produzione, poco più
di cento ettari; del tutto insignificante, invece, è quella dei
frutteti.
La coltura dell'olivo, subito dopo quella
della vite, è quella più estesa. Nei due comuni la superficie olivetata occupa circa 1.700
ettari di cui circa 1.000 nel territorio di Cirò e circa 700 in quello
di Cirò Marina. L’estensione è dunque inferiore a quella vitata.
Nella realtà del territorio l'olivicoltura ha un'indubbia incidenza,
non solo sotto il profilo dello sfruttamento economico.
Infatti non va dimenticato il rilievo paesaggistico della pianta
dell'olivo e nemmeno l'azione di trattenimento da essa esercitata nei
terreni i cui pendii sono molto ripidi e soggetti ad erosioni.
La varietà colturale, detta "cirotana", è destinata
alla produzione olearia, mentre quella da mensa è poco rappresentata.
Da diversi anni la coltura dell'olivo si
è stabilizzata e la produzione rispetto al passato è nettamente
inferiore, a causa dell'invecchiamento degli alberi e dell'espansione
della vite in aree una volta a vegetazione promiscua in cui l'olivo era
presente.
Ancora oggi la tecnica di coltivazione
non è considerata completamente soddisfacente; solo in alcune zone si
riescono a raggiungere buoni livelli produttivi. La potatura è talvolta eseguita irrazionalmente, i
trattamento antiparassitari sono minimi; è pressoché sconosciuta la
pratica dell'irrigazione, anche laddove c'è disponibilità d'acqua.
La raccolta viene eseguita manualmente o provocata con la
bacchiatura, con l'uso delle reti appositamente disposte sotto gli
alberi.
Considerata l'importanza che la coltura
assume per i piccoli e medi coltivatori cirotani, per migliorare la
produzione qualitativa e quantitativa è da auspicare un processo di
ammodernamento complessivo inteso a rimuovere tutti gli ostacoli di
natura tecnica, sociale ed economica entro i quali l'olivicoltura si
esplica. Solo poche aziende
si sono mosse in questa direzione quali per esempio «La Giara» grazie
soprattutto alla capacità finanziaria dei proprietari ed alla loro
dimensione di azienda media rispetto alle micro imprese del territorio.
Fondata nel 1986 da Samaritana Rattizzi (attualmente presidente)
e da Luigi Siciliani (amministratore delegato, dimesso al’’inizio
dell’estate 2003), «La Giara» presentava alla fine degli anni 90 un
fatturato all'incirca di 35 miliardi, una produzione media annua di 3,5
milioni di bottiglie di olio (nel 1996 sono state prodotte 6 milioni di
bottiglie di olio) realizzata da una trentina di dipendenti con un'età
media di soli 29 anni. L’esportazione
sul totale delle vendite è del 20% (soprattutto negli Stati Uniti,
Canada e Giappone). Oggi purtroppo, una delle realtà industriali del
crotonese, è stata messa in liquidazione.
Altri produttori, come «Librandi»
hanno, recentemente deciso di avviare una produzione olearia di qualità
inserendosi - anche se non ancora formalmente - verso la nicchia di
mercato dell’olio “biologico" che, nel cirotano, ha già
acquisto buone posizioni produttive sia sul piano quantitativo che
qualitativo.