


Letteratura
Astorino
La strada che scende
dal centro storico, a lato della Chiesa Matrice, verso il rione Valle
porta il nome di Via Astorino. L'insigne
filosofo, teologo, matematico, nacque in Cirò il 5 gennaio 1651 da una
famiglia agiata. Suo padre,
che era un valente medico, avviò il figlio allo studio delle lettere
italiane, latine e greche. Il
giovane era così dotato e brillante nello studio che il padre decise di
trasferirsi ad Albidona dove il figlio perfezionò i suoi studi.
A sedici anni entrò in convento a Cosenza nell'Ordine dei
Carmelitani e prese il nome di Frate Elia.
Si recò quindi a Napoli e a Roma per approfondire gli studi
teologici. Diventato
sacerdote, ritornò al convento e si dedicò all'insegnamento,
riscuotendo un enorme successo per la sua profonda dottrina.
Le sue lezioni erano seguite da tantissimi giovani che
accorrevano da ogni parte. Ben
presto cadde sotto i sospetti dell'Inquisizione in quanto, allontanatosi
dal pensiero filosofico aristotelico, aveva aderito al pensiero
meccanicistico materialistico. Non
sentendosi sicuro espatriò e si rifugiò a Basilea dove coltivò gli
studi di medicina. Abbandonata
la Svizzera si recò a Marburgo dove divenne vice-prefetto della
Università, pur non essendo laureato.
Il primo novembre 1686 si laureò in medicina presso l'università
di Groninga discutendo una tesi, ardita per quei tempi, sulla
fecondazione. In Olanda
soggiornò per due anni e partecipò alle feroci dispute teologiche tra
i Calvinisti e infine, disgustato, chiese ed ottenne dalla Congregazione
del Santo Uffizio di ritornare in Italia alla antica fede cattolica. Il 13 marzo 1689 arrivò a Roma, accolto festosamente dalle
autorità curiali. Dal 1691
al 1694 fu a Siena, dove ottenne la cattedra di Matematica, grazie
all'interessamento del principe Gian Gastone dei Medici e, in seguito,
la cattedra di Filosofia Naturale per poi coronare il suo sogno il 13
marzo 1693 con la nomina a Maestro di Teologia.
Siamo ormai negli ultimi anni di vita dell'Astorino che, stanco,
si ritirò nel Convento di un tempo ed accettò l'invito di andare ad
abitare a Terranova di Sibari nel palazzo del suo antico protettore don
Camillo Spinelli, principe di Tarsia.
Quì la morte lo colse il 4 aprile 1702.