


Letteratura
Krimisa
Il
sito
L'identificazlone di Krimisa è oggi quasi unanimemente risolta a favore della zona attorno a Cirò Superiore, dove gli studiosi hanno evidenziato una continuità abitativa dall'età del Ferro fino a quella romana; il fiume omonimo è stato riconosciuto nel Lipuda. Indiscussa è invece la collocazione del tempio più importante di tutto il territorio compreso tra Crotone e Sibari, quello di Apollo Aleo (marino?), sul promontorio di Punta Alice, nei ressi di Cirò Marina.
Notizie
storiche
Le fonti rimandano, sia per il tempio di Apollo che per
Krimisa, a un'origine mitica legata al nome dell'eroe tessalo
Filottete, lo stesso che, al ritorno dalla guerra di Troia,
avrebbe fondato anche Chone, Petelia e Makalla. Ad un primo
nucleo di Choni (Greci epiroti) si sarebbe aggiunto un secondo
ceppo etnico di coloni rodii, aiutati da Filottete; la notizia
fa parte di una tradizione letteraria che narra di
frequentazioni rodio-egee nella fascia costiera ionica
centrosettentrionale. La ristrutturazione monumentale del
tempio di Apollo nel III a.C. deve inquadrarsi nell'ambito
dell'assestamento egemonico brettio, attestato sia dalle
iscrizioni osche su pietra e su piombo (defixiones), sia dai
ritrovamenti nell'interno, attorno all'area di Cirò
Superiore.
Testimonianze
archeologiche.
Nel 1914 Paolo Orsi indagò una necropoli dell'età del Ferro (VIII
a.C.), con vasi d'impasto e bronzi, in località Cozzo del Salterello (Cirò
Superiore), che trova notevoli confronti con altri insediamenti indigeni
enotri, come Amendolara, Francavilla Marittima e Castiglione di Paludi.
Sempre da Cirò Superiore (località S. Elia) provengono sei asce
bronzee, mentre la presenza di coloni greci è attestata da uno scarico
di ceramica arcaica rinvenuto nel 1979 in località Taverna, a sud-ovest
di Cirò Marina (VII-VI a.C.). All'età successiva (V-IV a.C.) rimandano
alcuni reperti del santuario di Cozzo Leone (Cirò Superiore), dedicato
forse a una divinità femminile. Tra IV e III a.C. si ha una forte
concentrazione di ritrovamenti, relativi alla fase brettia: muri,
antefisse, ceramica (Castello Sabatini), depositi votivi relativi al
culto di Persefone (località Brisi e Casoppero), fornaci (località
Taverna e Spadoletta) e necropoli a inumazione (località Taverna,
Marinetta e Ceramidio). Piuttosto isolata, in contrada Oliveto si
segnala una tomba a camera. In età romana si è supposta una continuità
con la statio di Paternum ricordata nell'Itinerarium Antonini, ma
l'unico indizio è costituito, finora, dai resti di ville romane sulla
sponda sinistra del Lipuda. II santuario di Apollo. L'edificio, scavato
da Paolo Orsi nel 1924, presenta due fasi costruttive: una tardo-arcaica
(della fine VI a.C., con pianta di 46 x 19 m, cella aperta sulla fronte
e peristasi lignea, di cui restano alcuni blocchi del basamento e
qualche frammento delle terrecotte architettoniche) e una di III a.C.,
quando, pur conservando la cella primitiva, venne aggiunta una peristasi
in pietra (8 x 19 colonne). A quest'ultima fase appartengono il geison,
i capitelli dorici, i rocchi di colonne e i frammenti di architrave (ora
al Museo di Crotone) e un frammento di acroterio in arenaria, conservato
al Museo di Reggio Calabria. Dello stesso periodo sono i resti di
strutture destinate a ospitare i pellegrini, come nel vicino Heraion di
Capo Colonna. II tempio fu forse distrutto all'epoca della seconda
guerra punica. Al Museo di Reggio Calabria, oltre alle sei asce in
bronzo da località S. Elia, si conservano i materiali provenienti dallo
scavo che Paolo Orsi fece nel 1924 al tempio di Punta Alice: la testa e
i piedi in marmo di un acrolito raffigurante Apollo (480 a.C.), una
parrucca bronzea (480-460 a.C.) di un acrolito più antico, una
statuetta in lamina d'oro di Apollo, con arco e patera, vari bronzetti,
corone d'alloro in argento e bronzo, un'iscrizione su una tegola in
marmo e alcune antefisse a testa di Pan.
Dallo scavo al museo
Al Museo di Crotone sono custoditi, tra gli altri, i materiali della
necropoli di Cozzo del Salterello (VIII a.C.), la ceramica greca arcaica
dello scarico di Taverna (VII-VI a.C.) e i materiali della stipe votiva
di Cozzo Leone (V-IV a.C.). Dal santuario di Apollo provengono i
capitelli dorici del tempio, i rocchi di colonne, frammenti di
architrave, terrecotte architettoniche e un'antefissa a disco.