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2003-2004. Associazione Culturale "Lequattroporte" Cirò. Sito realizzato in proprio.

Krimisa

Il sito

L'identificazlone di Krimisa è oggi quasi unanimemente risolta a favore della zona attorno a Cirò Superiore, dove gli studiosi hanno evidenziato una continuità abitativa dall'età del Ferro fino a quella romana; il fiume omonimo è stato riconosciuto nel Lipuda. Indiscussa è invece la collocazione del tempio più importante di tutto il territorio compreso tra Crotone e Sibari, quello di Apollo Aleo (marino?), sul promontorio di Punta Alice, nei ressi di Cirò Marina.

 

Notizie storiche
Le fonti rimandano, sia per il tempio di Apollo che per Krimisa, a un'origine mitica legata al nome dell'eroe tessalo Filottete, lo stesso che, al ritorno dalla guerra di Troia, avrebbe fondato anche Chone, Petelia e Makalla. Ad un primo nucleo di Choni (Greci epiroti) si sarebbe aggiunto un secondo ceppo etnico di coloni rodii, aiutati da Filottete; la notizia fa parte di una tradizione letteraria che narra di frequentazioni rodio-egee nella fascia costiera ionica centrosettentrionale. La ristrutturazione monumentale del tempio di Apollo nel III a.C. deve inquadrarsi nell'ambito dell'assestamento egemonico brettio, attestato sia dalle iscrizioni osche su pietra e su piombo (defixiones), sia dai ritrovamenti nell'interno, attorno all'area di Cirò Superiore.

 

Testimonianze archeologiche.
Nel 1914 Paolo Orsi indagò una necropoli dell'età del Ferro (VIII a.C.), con vasi d'impasto e bronzi, in località Cozzo del Salterello (Cirò Superiore), che trova notevoli confronti con altri insediamenti indigeni enotri, come Amendolara, Francavilla Marittima e Castiglione di Paludi. Sempre da Cirò Superiore (località S. Elia) provengono sei asce bronzee, mentre la presenza di coloni greci è attestata da uno scarico di ceramica arcaica rinvenuto nel 1979 in località Taverna, a sud-ovest di Cirò Marina (VII-VI a.C.). All'età successiva (V-IV a.C.) rimandano alcuni reperti del santuario di Cozzo Leone (Cirò Superiore), dedicato forse a una divinità femminile. Tra IV e III a.C. si ha una forte concentrazione di ritrovamenti, relativi alla fase brettia: muri, antefisse, ceramica (Castello Sabatini), depositi votivi relativi al culto di Persefone (località Brisi e Casoppero), fornaci (località Taverna e Spadoletta) e necropoli a inumazione (località Taverna, Marinetta e Ceramidio). Piuttosto isolata, in contrada Oliveto si segnala una tomba a camera. In età romana si è supposta una continuità con la statio di Paternum ricordata nell'Itinerarium Antonini, ma l'unico indizio è costituito, finora, dai resti di ville romane sulla sponda sinistra del Lipuda. II santuario di Apollo. L'edificio, scavato da Paolo Orsi nel 1924, presenta due fasi costruttive: una tardo-arcaica (della fine VI a.C., con pianta di 46 x 19 m, cella aperta sulla fronte e peristasi lignea, di cui restano alcuni blocchi del basamento e qualche frammento delle terrecotte architettoniche) e una di III a.C., quando, pur conservando la cella primitiva, venne aggiunta una peristasi in pietra (8 x 19 colonne). A quest'ultima fase appartengono il geison, i capitelli dorici, i rocchi di colonne e i frammenti di architrave (ora al Museo di Crotone) e un frammento di acroterio in arenaria, conservato al Museo di Reggio Calabria. Dello stesso periodo sono i resti di strutture destinate a ospitare i pellegrini, come nel vicino Heraion di Capo Colonna. II tempio fu forse distrutto all'epoca della seconda guerra punica. Al Museo di Reggio Calabria, oltre alle sei asce in bronzo da località S. Elia, si conservano i materiali provenienti dallo scavo che Paolo Orsi fece nel 1924 al tempio di Punta Alice: la testa e i piedi in marmo di un acrolito raffigurante Apollo (480 a.C.), una parrucca bronzea (480-460 a.C.) di un acrolito più antico, una statuetta in lamina d'oro di Apollo, con arco e patera, vari bronzetti, corone d'alloro in argento e bronzo, un'iscrizione su una tegola in marmo e alcune antefisse a testa di Pan.


Dallo scavo al museo
Al Museo di Crotone sono custoditi, tra gli altri, i materiali della necropoli di Cozzo del Salterello (VIII a.C.), la ceramica greca arcaica dello scarico di Taverna (VII-VI a.C.) e i materiali della stipe votiva di Cozzo Leone (V-IV a.C.). Dal santuario di Apollo provengono i capitelli dorici del tempio, i rocchi di colonne, frammenti di architrave, terrecotte architettoniche e un'antefissa a disco.