


Letteratura
Luigi Lilio
Cirò,
antico borgo di Calabria, diede i natali all’astronomo Luigi
Giglio, o Lilio come latinamente viene chiamato. E’ qui che
nacque, nel primo decennio del XVI secolo, l’ideatore del
Calendario Gregoriano entrato in vigore per espressa volontà di
Papa Gregorio XIII, nel lontano 1582.
Al
Concilio di Nicea, infatti, fu stabilito che la santa Pasqua dovesse
essere celebrata nella prima domenica dopo il plenilunio di primavera,
corrispondente alla data dell’equinozio di primavera (riconducibile al
21 marzo).
Tale
data, però, non poteva a lungo andare essere rispettata in quanto
secondo i calcoli del Calendario Giuliano l’anno tropico (l’intervallo
medio fra due passaggi consecutivi del sole apparente per l’equinozio
di primavera) era di 365 giorni e 6 h, mentre in realtà è di 365
giorni, 5 h, 49’ e 45". L’evidente imprecisione, riscontrata
nel Calendario Giuliano, determinava una differenza di circa 11’,
quindi, ogni 134 anni l’equinozio di primavera si trovava anticipato
di un giorno. E all’epoca di Gregorio XIII cadeva addirittura l’11
marzo.
Ecco
perché "500 anni fa un altro credente, medico calabrese,
matematico e d astronomo, Aloysius Lilius, studiò il modo migliore per
essere sicuri di non sbagliare la data della Pasqua", secondo
quanto affermato dall’illustre scienziato Antonino Zichichi (A.
Zichichi, "L’irresistibile fascino del Tempo", Il
Saggiatore, Milano, 2000, pag. 120). Questa urgenza spinse il Papa ad
istituire una Commissione di eminenti scienziati, incaricati di
riformare il calendario. Ne facevano parte: il cardinale Guglielmo
Sirleto di Guardavalle (che la presiedeva); il vescovo Vincenzo Lauro; l’astronomo
Giuseppe Moletti; il patriarca di Antiochia Ignazio Nehemy; il canonico
e giurista francese Serafino Olivier; l’interprete e studioso di
lingue orientali Leonardo Abel di Malta; il domenicano Pietro Ignazio
Danti di Perugia; il teologo spagnolo Pietro Chacòn; il matematico
Giovan Battista Gabio; il gesuita tedesco Cristoforo Clavio (che si
adoperò, con tenace determinazione, prima nella difesa e
successivamente nell’applicazione del nuovo Calendario Gregoriano, in
principio rifiutato dai Paesi protestanti), e infine l’astronomo
Antonio Giglio (o Lilio) di Cirò, il quale consegnò personalmente al
Papa il progetto di riforma del calendario portato a compimento dal
fratello Luigi - la cui morte sopraggiunse nel 1576, quindi prima che la
Commissione pontificia istituita nello stesso anno potesse approvarlo -
dopo uno studio durato dieci anni.
Dell’immortale
opera di Luigi Lilio, originariamente raccolta sotto forma di
manoscritto, rimane solo un Compendium (una sintesi) stampato nel 1577,
del quale si era persa ogni traccia. Fu proprio Gordon Moyer, dell’Institut
fur Geschichta der naturwissenschaften della Goete Universitat di
Francoforte sul Meno, a scoprire dopo estenuanti ricerche il "Compendium
novae rationis restituendi kalendarium" nella Biblioteca Nazionale
Centrale di Firenze. Altre tre copie si trovano custodite a Roma, nella
Biblioteca Vallicelliana, nella Biblioteca Apostolica Romana e nella
Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II, e un’altra nella
Biblioteca Comunale degli Intronati di Siena. Il Compendium era
catalogato – a detta di Moyer – come "opera di autore
anonimo", pur essendo chiaramente indicato nelle prime pagine il
nome dell’ingegnoso ideatore del Calendario Gregoriano, "Aloisio
Lilio" (Luigi Lilio, appunto).
A
lui va attribuito l’indiscutibile merito di aver riportato l’equinozio
di primavera al 21 marzo, nonché la geniale intuizione, frutto di
approfonditi studi, di togliere 10 giorni dal Calendario Giuliano: tale
correzione, secondo quanto suggerivano i suoi calcoli, era da
effettuarsi nel corso di un periodo di 40 anni a partire dal 1584,
oppure, come poi decretò la Commissione pontificia, dovevano essere
soppressi immediatamente. Cosa che avvenne, soprattutto per volontà di
Cristoforo Clavio, già nel 1582 (anno in cui fu emanata la bolla papale
che istituiva il nuovo calendario). Inoltre, il Calendario Giuliano
prevedeva ogni 4 anni un giorno intercalare, quindi la durata dell’anno
doveva essere non più di 365 giorni, come nei tre anni precedenti, ma
di 366 (chiamato anno bisestile). Lilio soppresse 3 giorni intercalari
negli anni centenari non divisibili per 400, non più considerati
bisestili (1800, 1900, ecc.), in modo tale da consentire il recupero di
quegli 11’ di divario che ogni 400 anni diventavano 3 giorni. I giorni
intercalari che nel Calendario Giuliano erano 100 ogni 400 anni, nel
nuovo calendario – un tempo chiamato Liliano – si riducono così a
97, sempre ogni 400 anni.
"In che modo Lilio sia pervenuto a un valore di 365,2225 giorni – secondo Gordon Moyer – rimane un mistero". Seguendo le riflessioni di Zichichi sull’opera immortale di Lilio, si capisce come "nonostante gli straordinari progressi nella misura del Tempo e delle coordinate astronomiche, questo Calendario non è stato - e non sarà – superato".