


Letteratura
Luigi Siciliani
Luigi
Siciliani nacque a Cirò, sulla riva ionica della Calabria, in provincia
di Catanzaro, « un paese d'origine bizantina fondato verso il X secolo
dopo Cristo, il suo nome antico è Psycron, e significa freddo », il 15
febbraio 1881 in una « famiglia calabrese per molte generazioni » dal
nobile Mario e da Antonietta Catanzaro.
Dopo avere studiato nel ginnasio del capoluogo, si trasferisce a
Roma nel 1897 e vi frequenta il Collegio Nazareno, dove stringe amicizia
con due fedelissimi ' pascoliani', il rettore Luigi Pietrobono e Luigi
Valli. Ancora studente,
evidentemente sulla scia dell'insegnamento dei due amici, pubblica nel
1899 su « Roma letteraria » il suo primo studio di argomento
pascoliano 3; laureatosi presso l'ateneo romano prima in giurisprudenza
(1903) quindi in lettere (1904), pubblica, in quello stesso anno, la
conferenza L'opera poetica di Giovanni Pascoli 4. « Mentre facevo
l'università scrive nell'autobiografia - scrivevo versi e ne leggevo
anche, tanti, tanti! che un critico mio amico scrisse che essi erano
asserragliati sulle vie del mio spirito E ... ]. Per un certo tempo fui
censore gratuito dei versi offerti ad una rivista. Ero feroce, e mi feci dei nemici implacabili ed implacati.
Fui un propagandista del Pascoli e mi feci molti altri nemici ».
Comincia quindi a raccogliere la propria produzione in versi e nel 1906
pubblica Sogni pagani, col quale si propone « antesignano della
rinascita del classicismo in Italia », e le Rime della lontananza, «
canzoniere dell'amore moderno ». Ai quali fa seguito, l'anno dopo,
Corona 5: « Che cos'era questa Corona?
Era perlomeno un'arma a doppio taglio.
Avevo tradotto dal greco antico e moderno, dal latino classico ed
umanistico, dal tedesco e perfino dal portoghese un certo numero di
brevi poesie, ad esse avevo aggiunto nella proporzione di uno a quattro
delle mie poesie originali: una di queste Palestriti E ... 1 l'attribuii
con una lunga ed erudita nota a un poeta alessandrino autentico, a Riano
6. Non tenni per me il segreto, e fu male. Molti critici togati furono avvertiti e tacquero.
Altri critici togati caddero nell'imboscata Da allora divenni uno
scrittore di cui si parlava... ». In Arida nutrix (1908) raccoglie le
« poesie intime sulla Calabría » e con Poesie per ridere (1909) 7 «
subito scimmiottate » propone una poesia « in cui la commozione lirica
tende le mani all'ironia e al sarcasmo », che gli frutta una
segnalazione da parte di quel « capitano di lungo corso » nel mare
magnum della contemporanea produzione di versi che è Gían Pietro Luciní:
« ... il Siciliani conosce il suo mestiere ed il suo giuoco.
Spontaneamente, con vena limpida e purgata, presenta le sue serve
ed i suoi sciolti: v'include un pensiero chiaro, giusto, ben composto
nei versi, dentro ai quali non si stiracchia, né appare più lungo o più
corto di quanto è nella intenzione e nella volontà dell'autore.
Non sbadiglia come un ignavo; non si torce le mani con amore
academico, con solitaria voluttà onanistica, tendendo i pugni, le
braccia e le gambe nel lazzaronismo vuoto della propria incoscienza
dilettante. No, ogni cosa
è qui al suo posto; ma qui vi è anche la consuetudine prosodica, perché
egli non osa rompere la compagine ed il bigottismo; perché egli ha
paura di esprimere le sue cose nuove, liberamente, mancando ai precetti
del galateo letterario ed arcadico ». Dopo l'íntermezzo del romanzo
Giovanni Fràncica (1910), che ottiene il premio Rovetta e sul quale sarà
opportuno ritornare, pubblica altre raccolte di versi; la bella
antologia di poeti inglesi moderni tradotti Canti perfetti (1911: fra le
traduzioni specialmente notevoli quelle di Poe, Swinburne, Keats,
Shelley e dei Rossetti) e L'amore oltre la morte (1912) 10 - « il mio
libro di versi che si è fatto più strada » - ai quali seguiranno, nel
giro di un decennio, Per consolare l'anima mia (1920), ampia selezione
di versi composti fra il 1912 ed il 1920, e L'altare del fauno (1923).