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Letteratura

 

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2003-2004. Associazione Culturale "Lequattroporte" Cirò. Sito realizzato in proprio.

Luigi Siciliani

Luigi Siciliani nacque a Cirò, sulla riva ionica della Calabria, in provincia di Catanzaro, « un paese d'origine bizantina fondato verso il X secolo dopo Cristo, il suo nome antico è Psycron, e significa freddo », il 15 febbraio 1881 in una « famiglia calabrese per molte generazioni » dal nobile Mario e da Antonietta Catanzaro.  Dopo avere studiato nel ginnasio del capoluogo, si trasferisce a Roma nel 1897 e vi frequenta il Collegio Nazareno, dove stringe amicizia con due fedelissimi ' pascoliani', il rettore Luigi Pietrobono e Luigi Valli.  Ancora studente, evidentemente sulla scia dell'insegnamento dei due amici, pubblica nel 1899 su « Roma letteraria » il suo primo studio di argomento pascoliano 3; laureatosi presso l'ateneo romano prima in giurisprudenza (1903) quindi in lettere (1904), pubblica, in quello stesso anno, la conferenza L'opera poetica di Giovanni Pascoli 4. « Mentre facevo l'università scrive nell'autobiografia - scrivevo versi e ne leggevo anche, tanti, tanti! che un critico mio amico scrisse che essi erano asserragliati sulle vie del mio spirito E ... ]. Per un certo tempo fui censore gratuito dei versi offerti ad una rivista.  Ero feroce, e mi feci dei nemici implacabili ed implacati.  Fui un propagandista del Pascoli e mi feci molti altri nemici ». Comincia quindi a raccogliere la propria produzione in versi e nel 1906 pubblica Sogni pagani, col quale si propone « antesignano della rinascita del classicismo in Italia », e le Rime della lontananza, « canzoniere dell'amore moderno ». Ai quali fa seguito, l'anno dopo, Corona 5: « Che cos'era questa Corona?  Era perlomeno un'arma a doppio taglio.  Avevo tradotto dal greco antico e moderno, dal latino classico ed umanistico, dal tedesco e perfino dal portoghese un certo numero di brevi poesie, ad esse avevo aggiunto nella proporzione di uno a quattro delle mie poesie originali: una di queste Palestriti E ... 1 l'attribuii con una lunga ed erudita nota a un poeta alessandrino autentico, a Riano 6. Non tenni per me il segreto, e fu male.  Molti critici togati furono avvertiti e tacquero.  Altri critici togati caddero nell'imboscata Da allora divenni uno scrittore di cui si parlava... ». In Arida nutrix (1908) raccoglie le « poesie intime sulla Calabría » e con Poesie per ridere (1909) 7 « subito scimmiottate » propone una poesia « in cui la commozione lirica tende le mani all'ironia e al sarcasmo », che gli frutta una segnalazione da parte di quel « capitano di lungo corso » nel mare magnum della contemporanea produzione di versi che è Gían Pietro Luciní: « ... il Siciliani conosce il suo mestiere ed il suo giuoco.  Spontaneamente, con vena limpida e purgata, presenta le sue serve ed i suoi sciolti: v'include un pensiero chiaro, giusto, ben composto nei versi, dentro ai quali non si stiracchia, né appare più lungo o più corto di quanto è nella intenzione e nella volontà dell'autore.  Non sbadiglia come un ignavo; non si torce le mani con amore academico, con solitaria voluttà onanistica, tendendo i pugni, le braccia e le gambe nel lazzaronismo vuoto della propria incoscienza dilettante.  No, ogni cosa è qui al suo posto; ma qui vi è anche la consuetudine prosodica, perché egli non osa rompere la compagine ed il bigottismo; perché egli ha paura di esprimere le sue cose nuove, liberamente, mancando ai precetti del galateo letterario ed arcadico ». Dopo l'íntermezzo del romanzo Giovanni Fràncica (1910), che ottiene il premio Rovetta e sul quale sarà opportuno ritornare, pubblica altre raccolte di versi; la bella antologia di poeti inglesi moderni tradotti Canti perfetti (1911: fra le traduzioni specialmente notevoli quelle di Poe, Swinburne, Keats, Shelley e dei Rossetti) e L'amore oltre la morte (1912) 10 - « il mio libro di versi che si è fatto più strada » - ai quali seguiranno, nel giro di un decennio, Per consolare l'anima mia (1920), ampia selezione di versi composti fra il 1912 ed il 1920, e L'altare del fauno (1923).