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Musica

 

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2003-2004. Associazione Culturale "Lequattroporte" Cirò. Sito realizzato in proprio.

La Voce ed il Canto 

Vi sono in Calabria numerose forme di canto distribuite in stili locali su tutto il territorio regionale.  Sono presenti tanto canti accompagnati da strumenti musicali quanto canti esclusivamente vocali. Ad accomunare questo multiforme panorama è la "qualità" della voce.  L:emissione vocale è determinata da tecniche non codificate in regole e modalità di apprendimento, ma derivate da modelli apprezzati e condivisi dalle comunità in base ai propri gusti musicali.  In sintesi, la particolare sonorità della voce sembra derivare da un'impostazione che prevede una serie di elementi: l'uso del primo registro vocale anche nelle tessiture più acute; l'emissione a "gola stretta”, vale a dire un non completo rilassamento dei muscoli della gola anche quando la melodia sale verso il acuto; la contenuta apertura della bocca con conseguente sollecitazione di alcuni punti di risonanza della cavità nasale-orale.  Queste componenti, mescolate insieme, producono un’accentuata sensazione di tensione della voce, una timbrica a tratti gutturale a tratti nasale, e sono presenti sia nel canto maschile sia nel canto femminile. Vengono spesso usati alcuni effetti sonori che caratterizzano la voce.  Sono colpi di glottide di diversa intensità, singhiozzi e singulti che accentuano alcuni passaggi del canto, aspirazioni che derivano dalla pronuncia dialettale.  Anche la posizione del corpo durante il canto appare funzionale all'emissione sonora.  Con il busto leggermente flesso anteriormente il cantore imprime alla voce una spinta in avanti.  Di frequente viene posta la mano accanto alla bocca o sull'orecchio per meglio dirigere il canto o per correggere l'intonazione della voce.  Nei gruppi polivocali la disposizione delle persone è ugualmente funzionale al canto.  Spesso i cantori si dispongono in cerchio per meglio raggiungere la perfetta fusione delle voci (accùordu).  Nei canti accompagnati da strumenti musicali il cantore è sempre rivolto contro lo strumento, per "prenderne" i suoni e indirizzarvi la propria voce. La polifonia vocale è diffusa in Calabria sia in forme esclusivamente vocali come i canti all’aria della provincia di Cosenza o come alcuni repertori delle minoranze linguistiche calabro-albanesi , sia in forme accompagnate da strumenti musicali come, ad esempio, quelle a cioparedda e a lassa e pija, accompagnate dalla chitarra battente. I canti all'aria dell'area intorno Cosenza costituiscono un repertorio di polivocalità quasi esclusivamente femminile.  Tali canti assumono specifiche denominazioni in base alle differenti forme melodiche, ad esempio a voca regolare , a bandìeri bella , ecc. Vengono eseguiti da gruppi formati in prevalenza da tre-quattro componenti, in cui una voce solista dà inizio al canto e le altre voci si aggiungono subito dopo per accompagnarla e sostenerla.  Si tratta di una polifonia a due parti in cui l'accompagna-mento si realizza prevalentemente per bordoni.  In un ambito melodico ristretto (di quinta o di sesta) la capacità improvvisativa e melismatica della voce solista dà luogo frequentemente a veri e propri virtuosismo vocali.  Analoghe modalità esecutive vengono anche impiegate per repertori di canti religiosi o narrativi. Altre forme di canto polivocale manifestano una struttura dall'impianto arcaico.  Ne sono un esempio i brani in lingua arbéreshe che esprimono in maniera inequivocabile la loro ascendenza balcanica filtrata e "contaminata” da secoli di permanenza a contatto con la musica calabrese. In essi si nota il medesimo impianto polifonico a due parti con voce solista e accompagnamento per lo più su bordoni. In questi brani è da mettere in evidenza soprattutto lo stile aspro e aggressivo, quasi un agguato canoro che sorprende l'ascoltatore, in particolare nell'attacco del canto. In Calabria esiste anche una gran varietà di canti monodici, sia accompagnati da strumenti musicali quali chitarra, chitarra battente, zampogna, ecc., sia non accompagnati.  Nei canti accompagnati è da sottolineare lo stretto rapporto che si instaura tra la voce e lo strumento, da cui discendono differenze stilistiche più o meno accentuate.  Uno dei casi di maggiore simbiosi tra la voce e lo strumento musicale è dato dal canto "alla zampogna”, caratterizzato da uno stile che si può definire imitativo del suono dell'aerofono: note lunghe che, facendo a gara con i bordoni, tendono a fondersi con quelle della zampogna; emissione vocale particolarmente tesa e punteggiata da effetti vocali quali singhiozzi e colpi di glottide di particolare efficacia espressiva; finali di frase con vocali aperte come la a." Il canto sembra scaturire dall'otre dello strumento, dal ventre della "capra che suona".  La voce urlata, ma sempre contenuta entro i limiti dell'espressività culturale, tende ad assumere il timbro ronzante delle ance.  In una continua altalena, in un periodico movimento di entrata e di uscita, il canto appare e scompare tra le note della zampogna mentre lo strumento accompagna la voce con accordi tenuti e brevi frammenti melodico-ritmici tra una frase e l'altra.