


La Voce ed il Canto
Vi
sono in Calabria numerose forme di canto distribuite in stili locali su
tutto il territorio regionale.
Sono presenti tanto canti accompagnati da strumenti musicali
quanto canti esclusivamente vocali.
Ad accomunare questo multiforme panorama è la "qualità"
della voce.
L:emissione vocale è determinata da tecniche non codificate in
regole e modalità di apprendimento, ma derivate da modelli apprezzati e
condivisi dalle comunità in base ai propri gusti musicali.
In sintesi, la particolare sonorità della voce sembra derivare
da un'impostazione che prevede una serie di elementi: l'uso del primo
registro vocale anche nelle tessiture più acute; l'emissione a
"gola stretta”, vale a dire un non completo rilassamento dei
muscoli della gola anche quando la melodia sale verso il acuto; la
contenuta apertura della bocca con conseguente sollecitazione di alcuni
punti di risonanza della cavità nasale-orale.
Queste componenti, mescolate insieme, producono un’accentuata
sensazione di tensione della voce, una timbrica a tratti gutturale a
tratti nasale, e sono presenti sia nel canto maschile sia nel canto
femminile. Vengono spesso usati alcuni effetti sonori che caratterizzano
la voce.
Sono colpi di glottide di
diversa intensità, singhiozzi e
singulti che accentuano alcuni passaggi del canto, aspirazioni
che derivano dalla pronuncia dialettale.
Anche la posizione del corpo durante il canto appare funzionale
all'emissione sonora.
Con il busto leggermente flesso anteriormente il cantore imprime
alla voce una spinta in avanti.
Di frequente viene posta la mano accanto alla bocca o
sull'orecchio per meglio dirigere il canto o per correggere
l'intonazione della voce.
Nei gruppi polivocali la disposizione delle persone è ugualmente
funzionale al canto. Spesso
i cantori si dispongono in cerchio per meglio raggiungere la perfetta
fusione delle voci (accùordu).
Nei canti accompagnati da strumenti musicali il cantore è
sempre rivolto contro lo strumento, per "prenderne" i suoni e
indirizzarvi la propria voce. La polifonia vocale è diffusa in Calabria
sia in forme esclusivamente vocali come i canti all’aria
della provincia di Cosenza o come alcuni repertori delle minoranze
linguistiche calabro-albanesi , sia in forme accompagnate da strumenti
musicali come, ad esempio, quelle a
cioparedda e a lassa e pija, accompagnate
dalla chitarra battente. I canti all'aria
dell'area intorno Cosenza costituiscono un repertorio di polivocalità
quasi esclusivamente femminile.
Tali canti assumono specifiche denominazioni in base alle
differenti forme melodiche, ad esempio a
voca regolare , a bandìeri
bella , ecc. Vengono eseguiti da gruppi formati in prevalenza da
tre-quattro componenti, in cui una voce solista dà inizio al canto e le
altre voci si aggiungono subito dopo per accompagnarla e sostenerla.
Si tratta di una polifonia a due parti in cui l'accompagna-mento
si realizza prevalentemente per bordoni.
In un ambito melodico ristretto (di quinta o di sesta) la capacità
improvvisativa e melismatica della voce solista dà luogo frequentemente
a veri e propri virtuosismo vocali.
Analoghe modalità esecutive vengono anche impiegate per
repertori di canti religiosi o narrativi. Altre forme di canto
polivocale manifestano una struttura dall'impianto arcaico.
Ne sono un esempio i brani in lingua arbéreshe
che esprimono in maniera inequivocabile la loro ascendenza balcanica
filtrata e "contaminata” da secoli di permanenza a contatto con
la musica calabrese. In essi si nota il medesimo impianto polifonico a
due parti con voce solista e accompagnamento per lo più su bordoni. In
questi brani è da mettere in evidenza soprattutto lo stile aspro e
aggressivo, quasi un agguato canoro che sorprende l'ascoltatore, in
particolare nell'attacco del canto. In
Calabria esiste anche una gran varietà di canti monodici, sia
accompagnati da strumenti musicali quali chitarra, chitarra battente,
zampogna, ecc., sia non accompagnati.
Nei canti accompagnati è da sottolineare lo stretto rapporto che
si instaura tra la voce e lo strumento, da cui discendono differenze
stilistiche più o meno accentuate.
Uno dei casi di maggiore simbiosi tra la voce e lo strumento
musicale è dato dal canto "alla zampogna”, caratterizzato da uno
stile che si può definire imitativo del suono dell'aerofono: note
lunghe che, facendo a gara con i bordoni, tendono a fondersi con quelle
della zampogna; emissione vocale particolarmente tesa e punteggiata da
effetti vocali quali singhiozzi e colpi di glottide di particolare
efficacia espressiva; finali di frase con vocali aperte come la a."
Il canto sembra scaturire dall'otre dello strumento, dal ventre
della "capra che suona".
La voce urlata, ma sempre contenuta entro i limiti
dell'espressività culturale, tende ad assumere il timbro ronzante delle
ance.
In una continua altalena, in un periodico movimento di entrata e
di uscita, il canto appare e scompare tra le note della zampogna mentre
lo strumento accompagna la voce con accordi tenuti e brevi frammenti
melodico-ritmici tra una frase e l'altra.