


Tamburo
Tamburo militare e grancassa
Tamburi militare e grancasse - eventualmente anche con
l'aggiunta di piatti - di costruzione artigianale ma più spesso
industriale, costituiscono l'organico di formazioni semiprofessionali.
Tammurinari, tamburinari, tummarinari vengono chiamati a
suonare in varie occasioni, ad esempio per le novene che precedono le
feste religiose, oppure per accompagnare le processioni religiose in una
pluralità di eventi festivi, soprattutto nella parte meridionale della
regione. Ad esempio, a Gioiosa Jonica (Rc), in occasione della festa di
San Rocco, i devoti sono soliti eseguire tarantelle
votive processionali davanti e dietro la statua del Santo, con
l'accompagnamento di numerosi e folti gruppi di tamburinari. In alcune feste i tamburinari
accompagnano anche il ballo dei "Giganti", due grandi
pupazzi, animati al loro interno da uomini, che rappresentano i
personaggi mitici del re moro e della regina bianca." Nei casali di
Cosenza la tradizione dei tummarinari,
già attestata da Dorsa alla fine dell'Ottocento, perdura tutt'oggi
con grande vitalità, legata sia all'attività di costruttori, sia alla
presenza di suonatori professionali attivi nelle feste e nelle gare. La
tarantella eseguita dai tamburinari
è caratterizzata da una struttura ritmica poco variata, su tempo
composto, fortemente influenzata da uno stile “militaresco”. Tamburo
militare e grancassa, con piatti, zampogna, ciaramella e altri aerofoni
danno luogo a “fanfare” e “bande piluse”: formazioni
professionistiche che conducono le processioni religiose regolando il
passo dei partecipanti.
Tamburo a frizione
Il tamburo a frizione (cupi - cupi, zucu - zucu, ecc.) è formato da un risonatore, una membrana e un bastone. Il risonatore è un recipiente cilindrico di latta, terracotta o legno, con la superficie superiore aperta. Su questa apertura viene tesa una membrana di pelle, stoffa o vescica animale, fissata tutto intorno con legatura di spago. Al centro della membrana emerge un lungo bastone di canna, sottile e privo di nodi, fissato all'interno della membrana stessa. L’assemblaggio della canna con la membrana, invisibile dall'esterno, si realizza in vari modi: se la canna è molto sottile è sufficiente una spilla da balia; altrimenti si può legare a croce un listello su una estremità della canna e legare a questo dispositivo il pizzo centrale della membrana. Lo strumento viene suonato in piedi o da seduti, sostenendo con una mano il recipiente all'altezza del torace. L’altra mano, previamente bagnata, strega la canna che trasmette così la vibrazione alla membrana, anch’essa bagnata. Per poter disporre di una certa autonomia, si usa versare un po' d'acqua direttamente dentro lo strumento, in modo che all’occorrenza, capovolgendo il recipiente, si possa ristabilire il giusto grado di umidità. Il suono, cupo e grottesco dello strumento, ha dato luogo a varie denominazioni tutte di chiaro significato onomatopeico. Il tamburo a frizione viene suonato esclusivamente in determinate occasioni "cerimoniali" del calendario agricolo invernale, soprattutto Capodanno e Carnevale. In queste occasioni, presso le comunità agro-pastorali gruppi di cantori e suonatori eseguono canti di questua girando per le case del paese e nella campagna, porgendo gli auguri e chiedendo in cambio dono alimentari. Nei giorni precedenti la festa vengono preparati gli strumenti, utilizzando i materiali che si hanno a disposizione (ad esempio, un tovagliolo da cucina può costituire la membrana). Al termine dell'occasione festiva gli strumenti vengono smembrati e i loro componenti tornano a rioccupare le originarie posizioni. Il tamburo a frizione dunque non ha un’effettiva consistenza in quanto oggetto e la sua breve, effimera esistenza ne conferma il carattere rituale. Il suo uso in altri momenti dell'anno non è concepito.
Generalmente la pratica dello strumento è associata
all'universo femminile: sono spesso le donne infatti, che, inattive in
altri contesti musicali, lo costruiscono, lo suonano, cantano
accompagnandosi con esso e infine lo disfano.