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2003-2004. Associazione Culturale "Lequattroporte" Cirò. Sito realizzato in proprio.

La zampogna

 

Strumento musicale nel quale l’aria è soffiata in una o più canne provviste di ancia tramite una sacca che viene gonfiata direttamente dal fiato dell’esecutore o tramite un piccolo mantice. Poichè il flusso d’aria non può essere interrotto, la zampogna non è in grado di realizzare pause. La tecnica esecutiva prevede quindi l’introduzione di abbellimenti e diminuzioni in corrispondenza di note lunghe o ripetute. La zampogna più semplice possiede un'unica canna, ma di solito sono presenti almeno due canne, una utilizzata per intonare la melodia e l’altra di bordone.

 

 

 

 

Note Storiche sulla Zampogna

La Zampogna, e con questo termine intendiamo tutta la famiglia di strumenti musicali dalle caratteristiche comuni e dai tanti nomi (cornamusa, piva, zampogna, gaita, bagpipe, etc.) sopravvive ancora oggi in molte aree europee ed italiane. La situazione italiana, per la verità, è critica. Lo strumento è ancora presente nelle aree centro-meridionali, compresa la Sicilia, mentre è quasi del tutto estinto nell'area settentrionale. Da un punto di vista morfologico ha caratteristiche abbastanza varie. Ha da uno a tre bottoni che producono le tipiche note fisse; uno o più calami, detti anche chantares (secondo la terminologia inglese), su cui si esegue la melodia ed infine una sacca di, che costituisce la riserva d'aria, grazie alla quale è possibile suonare con continuità. La sorgente sonora è data dalle ance che, a seconda dei modelli, possono essere doppie o semplici. Le sue origini sono molte remote, forse non antiche come quelle del flauto ma abbastanza da poterle far risalire ai popoli euro-asiatici a cui si attribuisce la tecnologia dell'ancia. In epoca storica possiamo far riferimento agli egiziani, ai greci e naturalmente ai romani che contribuirono tantissimo alla sua diffusione. Qualcosa di molto simile alla zampogna, il cosiddetto Utricularium, era usato nell'antica Roma e Nerone ne era un valente suonatore, stando almeno a quanto racconta Svetonio. In epoca medievale lo strumento deve essere stato di uso frequente nelle musiche di corte e di villaggio. L'iconografia medievale ben ci informa della diffusione e della  varietà morfologica dello strumento. In epoca più vicino a noi troviamo ampie descrizioni della zampogna in Praetorius e Mersenne. 

In Calabria e' possibile rinvenire quattro tipi di zampogna con caratteristiche proprie per ciascun tipo:  

Zampogna a chiave: 
di accompagnamento


area di diffusione la provincia di Catanzaro e Cosenza (estremo nord -Pollino) 

Zampogna a moderna:
solista


area di diffusione la provincia di Reggio Calabria (area grecanica) 

 

Zampogna a paru:
solista


area di diffusione la provincia di Reggio Calabria  

 

Zampogna a surdulina: 
solista


area di diffusione la provincia di 

Catanzaro e Cosenza 
(aree albanesi)
 

 

Come nasce la Zampogna

Le fasi della costruzione di una zampogna hanno inizio con la selezione di un legno adatto. Il più utilizzato è senz'altro l'ulivo, anche per la sua facile reperibilità. Possono essere utilizzati anche altri legni più o meno pregiati: il ciliegio, il pruno, l'albicocco, il bosso e piuttosto raramente l'ebano. 

La lavorazione ha inizio con lo sgrossamento del pezzo, tutto il lavoro è eseguito  a mano con l'ascia.

Segue la prima tornitura e perforazione  

 

 

 

Il pezzo a questo punto è lasciato a riposare per oltre un anno.

 

E questo  vale anche come stagionatura che non è quasi mai accurata e lunga. Dopo questo periodo il pezzo che in ultimo costituirà un calamo viene rilavorato al tornio. Il tornio è completamente manuale ed ha pochi giri che sono, tra l'altro alternati in un verso e nell'altro. Il tornio ha da una parte un mandrino e dall'altra una lunetta che permette la lavorazione del pezzo che man mano assume una forma conica. L'anima, anch'essa conica, verrà sgrossata per mezzo di sgorbie a forma di cucchiaio. Il raccordo dei calami, il ciocco, è anch'esso realizzato al tornio. La filttatura dei calami, su cui sarà avvitata la campana è invece realizzata a mano con il coltello.

Finita la costruzione delle varie parti, lo strumento viene assemblato e si procede alle ultime rifiniture e all'accordatura. 

La sacca è generalmente costituita da una camera d'aria di camion di solito non realizzata dal costruttore dello strumento ma da un gommista, rivestita di pelle di pecora. Però gli strumenti più professionali conservano le sacche in pelle di capra o agnello debitamente conciate e lavorate.